Oggi smonto il giocattolo preferito della società: il bisogno di avere delle icone. Gli esseri umani hanno fame di eroi, hanno bisogno di figure “positive”, di fari che illuminino la mediocrità quotidiana.
Servono per sentirci parte di qualcosa di grande, per giustificare i nostri fallimenti o semplicemente per avere qualcuno da applaudire mentre mangiamo patatine sul divano.
Fin qui, tutto bene.
Il problema nasce quando l’eroe di turno si rivela per quello che è veramente: un essere umano discutibile, o peggio, un individuo di merda.
Alla società non frega un cazzo chi siano davvero queste icone e questi eroi, alla società serve solo quello che rappresentano.
Se un’icona dello sport, della politica o dell’attivismo fa una porcata — una di quelle brutte, cattive, che dovrebbero cancellarti dalla faccia della terra — scatta immediatamente la macchina del “camouflage”. Se la tua figura è utile a mantenere in piedi una narrazione, un brand o un ideale collettivo, la società farà di tutto per nascondere o cancellare lo schifo.
Perché?
Perché la percezione è più preziosa della realtà. Un simbolo che funziona vale più della verità storica. È più rassicurante continuare a credere in un falso mito piuttosto che ammettere di aver dato fiducia a un mostro o a un imbecille. Se questo concetto per te è nuovo, possiamo passare interi mesi ad analizzare una cascata di personaggi “molto discutibili” che però idolatriamo. Se vogliamo parlare di icone intoccabili ma non limpidi, che hanno navigato nel marcio mentre il mondo guardava i loro merletti, non c’è esempio migliore di Coco Chanel. Lei è l’esempio perfetto della teoria che io definisco “del packaging”: dell’eleganza assoluta che nasconde una delle schifezze più grandi del secolo scorso.
Per la società, Coco è il genio che ha tolto il corsetto alle donne, la visionaria del tubino nero, il simbolo dell’emancipazione e della classe. Un’eroina del design che ogni brand di lusso ancora oggi venera come una divinità. Peccato che quello che la società preferisce dimenticare o etichettare come “un errore di percorso” è che durante l’occupazione nazista di Parigi, Coco Chanel non era solo una stilista: era l’agente F-7124 dell’Abwehr, l’intelligence militare tedesca. Per prima cosa aveva una relazione con un ufficiale della Gestapo, un certo Barone Hans Günther von Dincklage e viveva nel lusso all’ Hotel Ritz mentre i suoi concittadini morivano di fame o finivano sui treni per i campi.
Inoltre ha cercato di usare le leggi arianizzanti del regime nazista per scippare il controllo della sua azienda ai suoi soci ebrei, i fratelli Wertheimer (dinastia ad oggi più ricca di noi di trentasettemiliarididollari!).
Ma perchè quindi la società la salva la signora Chanel? Perché il brand Chanel è troppo remunerativo. Perché l’idea della “donna forte e indipendente” che lei proietta serve alla narrativa del marketing moderno.
È molto più comodo celebrare il profumo Chanel N°5 piuttosto che ricordare che la sua creatrice era una collaboratrice dei nazisti.
La percezione del genio creativo ha cancellato l’odore del tradimento.
Hanno spruzzato così tanto profumo sulla sua storia che la puzza di quel periodo non si sente più. Hanno applicato i filtri tenendo l’icona e gettando la verità. Siamo diventati campioni mondiali di editing morale. Cancelliamo i post, ripuliamo le fedine penali con uffici stampa da milioni di euro, riscriviamo le biografie. Se l’eroe serve a “ispirare le masse”, il suo lato oscuro diventa un “errore di percorso” o, meglio ancora, scompare nel nulla.
È la vittoria della forma sulla sostanza. Preferiamo il “santo subito” a un uomo vero con tutte le sue contraddizioni, preferendo la bugia che brilla alla verità che puzza. E la cosa più triste è che lo facciamo volentieri, come complici di un enorme teatrino in cui nessuno vuole essere quello che grida “il re è nudo ed è pure un pezzo di merda!”.
Io però preferisco un mondo dove le persone sono quello che sono, senza uffici stampa che puliscono il sangue dai tappeti, fidandomi di più di un ubriacone sincero che di un eroe nazionale costruito a tavolino. Smettetela di cercare la perfezione in figure che servono solo a farvi stare bene con il mondo, gli eroi sono utili alla società, certo, ma spesso sono solo il paravento dietro cui si nascondono le peggiori bassezze.
Se dovete scegliere tra un’icona impeccabile e la verità cruda, scegliete la verità, almeno non dovrete andare in analisi quando il castello di bugie crollerà.






