Esiste una magia nera, un fenomeno paranormale che scatta nel preciso istante in cui il cuore di qualcuno smette di battere: la santificazione istantanea. Non importa se in vita siete stati dei viscidi, dei violenti, degli egoisti o semplicemente delle persone di merda che hanno seminato fiele ovunque siano passate. Appena tirate le cuoia, diventate magicamente “una brava persona”. Ma perché dovete mentire? Perché sentite questo bisogno compulsivo di ritagliarvi il diritto di descrivere qualcuno che non conoscevate affatto?
La risposta è quel maledetto perbenismo che vi portate dietro come una malattia ereditaria. Una formalità stantia che per secoli ha protetto i colpevoli e messo a tacere le vittime. Siete schiavi della forma, di quella facciata pulita che deve coprire tutto. La vostra formalità è il “profumo che spruzzate sulla merda per non ammettere che puzza”.
Vedo gente che non vedeva il defunto da vent’anni, o vicini di casa che a malapena sapevano il suo cognome, lanciarsi in elogi funebri degni di un martire. “Era così buono”, “Salutava sempre”, “Un’anima pura”. Ma che ne sapete voi? Magari quella persona nella vita voleva solo mazzate, magari ha distrutto famiglie, magari era semplicemente un essere cattivo. Ma no, la morte cancella tutto, come un colpo di cancellino su una lavagna scritta col gesso, eppure anche sulla lavagna l’alone comunque resta.
Di questo passo, con questo pietismo ipocrita, potreste raggiungere anche l’assurdo. Potrei trovarmi a leggere nei libri di storia che “Hitler, in fondo, era un pezzo di pane: quando ci trovavamo nell’androne del palazzo salutava sempre, era un vicino di casa modello”.
Capite quanto è ridicolo? Se una persona muore e non la conoscevate, o se sapevate benissimo che era un individuo discutibile, perché dovete inventare una narrazione falsa? L’onestà intellettuale non dovrebbe morire insieme al corpo.
Sono contrario alla forma, sono allergico a chi si sente in dovere di creare false percezioni solo perché “non si parla male dei morti”. Se una persona muore e non sai chi fosse, limitati a dire che ti dispiace. È umano, è civile, è sobrio. Ma non inventarti storie, non trasformare un emerito sconosciuto in un santo per compiacere una platea di altri perbenisti.
Vogliamo un mondo vero? Iniziamo a smettere di santificare i cadaveri a caso. La sincerità non ha paletti, e non dovrebbe averne nemmeno davanti a una sepoltura. Se un essere umano era una persona di merda da vivo, non è che il rigor mortis lo trasformi nel Buddah.






