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È SCOPPIATA LA 3° GUERRA MONDIALE

Mentre il mondo osserva con il fiato sospeso i cieli dell?Iran illuminarsi per le esplosioni, la sensazione
di deja-vu è soffocante. Come povere vittime e osservatori, abbiamo il dovere di guardare oltre il bagliore dei missili e analizzare ogni virgola di tutto questo.
La guerra non è un destino inevitabile: è una scelta economica, un fallimento umano e, troppo spesso, una sofisticata arma di distrazione di massa.
Non mi piace la guerra e sono convinto che non può piacere a chiunque abbia a cuore l’umanità e il progresso sociale, l’aggressione armata non ha mai piantato i semi della democrazia ma solo quelli del caos.
Socialmente la guerra lacera il tessuto civile, distrugge le infrastrutture che appartengono al popolo e lascia ferite generazionali che nessun trattato di pace potrà mai rimarginare.
C’é una verità amara da accettare ed è che per quanto sia nobile l’idea di liberare un popolo dalle catene di un’oppressione o di un regime teocratico, questo non è il modo giusto. La libertà non si esporta con i droni. La vera emancipazione di una nazione deve nascere dall’interno, attraverso il supporto diplomatico e la crescita culturale, non attraverso il terrore che piove dal cielo, che finisce solo per compattare la popolazione attorno ai propri oppressori per istinto di sopravvivenza.
La recente campagna di comunicazione orchestrata dagli Stati Uniti, con Donald Trump che tuona di aver “liberato un popolo” è una narrazione falsa, intrisa di una retorica che ormai non incanta più. Conosciamo fin troppo bene la natura degli USA: una nazione che ha costruito gran parte della sua egemonia e della sua economia sul complesso militare-industriale.
L’America è un paese che, storicamente, ha vissuto più anni in guerra che in pace e parlare di “missione umanitaria” quando in gioco ci sono il controllo dei corridoi energetici, la supremazia del dollaro e gli interessi delle lobby degli armamenti è un insulto all’intelligenza globale.
Trump non sta liberando l’Iran; sta riposizionando gli scacchi di un impero che non sa sopravvivere senza un nemico da combattere. Dobbiamo smettere di parlare del terzo conflitto globale come di un’ipotesi futura. La Terza Guerra Mondiale è già scoppiata, ma non ha le sembianze che immaginavamo nel secolo scorso.
È un conflitto ibrido, fatto di sanzioni devastanti, attacchi cyber, accordi segreti e reazioni a catena che stanno ridisegnando i confini del mondo (le bombe sono solo un contorno).

Gli accordi tra le nuove potenze, le alleanze strategiche tra blocchi contrapposti e le reazioni muscolari di Israele e America sono i capitoli iniziali di un incendio già divampato. È una guerra che si combatte sui mercati, nell’etere e sulla pelle dei civili in Medio Oriente. Ogni bomba lanciata oggi è la risposta a un accordo tradito o a una nuova alleanza energetica sancita ieri. Siamo dentro il turbine e la negazione è solo l’ultimo velo della propaganda. Infine dobbiamo chiederci: perchè proprio ora? Perchè questo delirio di onnipotenza e questa escalation improvvisa? La risposta potrebbe trovarsi lontano dai campi di battaglia, nei corridoi oscuri del potere giudiziario, mediatico e negli uffici dei servizi segreti di appartenenza.
Molti analisti e giornalisti d’inchiesta sottolineano una coincidenza temporale inquietante. Questa enorme “bomba mediatica”, accompagnata dalle bombe reali è il modo più efficace per distogliere l’attenzione dagli Epstein Files. Lo scandalo che coinvolge l’elite mondiale non è solo una cronaca di depravazione, ma è come suggerito da diverse fonti è rappresenta un colossale sistema di ricatto orchestrato da apparati legati all’intelligence israeliana per tenere sotto scacco la leadership politica occidentale.
Lanciare un attacco all’Iran, per l’America, permette di riscrivere l’agenda dei telegiornali e di compattare l’opinione pubblica attorno alla “sicurezza nazionale”, di seppellire sotto le macerie le prove di un sistema di potere corrotto e ricattabile. La guerra, in questo senso, diventa l’ultimo rifugio dei colpevoli, mentre per Israele (il ricattatore) serve ad attuare il proprio piano folle di conquista.

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