Se masticate pane e DeFi, saprete che la diversificazione non è un’opzione ma sopravvivenza. Oggi però vorrei affrontare una tematica molto importante per me e per molti altri che conosco, vorrei scrivervi di quel sottilissimo confine che separa il genio finanziario dal suicidio economico: le cryptovalute.
Il mio rapporto con questo settore resta un solido 50/50. Da una parte, il progetto è tecnicamente eccitante: l’idea di un potere economico distribuito, protetto da crittografia, che scavalca la lentezza e il controllo delle banche centrali, che non ha bisogno di sistemi “burocratici” è pura poesia digitale. È una asset class che può rendere il portafoglio (di ogni singolo essere umano) più sicuro, se vista come hedge contro l’inflazione dei mercati tradizionali. Ma dall’altra parte, miei cari lettori, siamo nel Far West!
In queste lande desolate non esistono paracadute, non ci sono garanzie. In un millesimo di secondo, mentre state sorseggiando un caffè, il vostro ATH può trasformarsi in uno zero assoluto. Un rug pull, un dump improvviso o un glitch nel protocollo e la vostra liquidità evapora nel nulla cosmico, e li c’è da piangere quando ci hai messo dentro tutti i risparmi di una vita o tutto quello che fortunatamente sei riuscito a mettere su facendo scalping o altro.
Il caso Epstein e il mito di Satoshi
E poi arrivano i rumors, quelli pesanti, quelli che fanno tremare le blockchain!
Recentemente, la desecretazione dei file inerenti al caso Epstein ha scoperchiato un vaso di Pandora che va ben oltre i ricatti politici. Tra le migliaia di mail che stanno facendo il giro del mondo, sono emersi passaggi inquietanti che toccano direttamente il cuore del sistema crypto.
Gira una voce che gela il sangue: Satoshi Nakamoto non sarebbe mai esistito. Molti sostengono di aver letto prove che collegano la creazione e la gestione dei primi nodi direttamente a Epstein, coadiuvato da un hacker italiano rimasto nell’ombra per anni. Un costrutto, un paravento per muovere capitali in modo invisibile.
Verità? Complottismo? Resta il fatto che, dopo questi rumors, il mercato ha reagito come un pugile suonato. Molte coin e molti token sono colati a picco e diversi progetti, un tempo considerati solidi, sono falliti miseramente, lasciando gli investitori con un pugno di mosche e tanti dubbi sulla reale genesi della decentralizzazione.
Se non sei una balena, resta a riva
La scelta di aprire una posizione o restare a guardare è, come sempre, puramente personale. Non sono qui per vendervi un corso o dirvi dove mettere i vostri soldi, anche perché non mi sento nelle condizioni di consigliare nulla a nessuno. Però una cosa è certa, ed è una questione di pura logica di mercato: se non siete delle “balene” del mercato azionario, se non avete le spalle abbastanza larghe da assorbire un colpo letale senza finire sotto un ponte, dovreste stare molto attenti. Investire in settori dove il rischio di rovina è del 100% è un gioco per chi ha capitali da perdere.
Se siete piccoli investitori, forse è il caso di puntare su asset con un tasso di fallimento statisticamente più basso. Lasciate che siano i giganti a scannarsi nel mare mosso della speculazione pura.
Il resto è rumore di fondo e io, nel dubbio, mi tengo la mia libertà e il mio 50% di scetticismo ben stretto.





