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TI SENTI STOCAZZO

ARTICOLO AUDIO PER NON VEDENTI


La mia pazienza ha la durata di un fiammifero sotto un diluvio universale e il problema non sono io, ma questa contemporaneità che sembra un enorme laboratorio di incoerenza cronica. Io ci provo, faccio del mio meglio, vorrei pure essere quello che rispetta le regole, quello che cammina dritto, quello che segue il manuale. Ma poi mi scontro con i pagliacci e li sono cazzi!

Ma il vero vomito sale quando guardo fuori dalla finestra e becco gente che osanna il circo della fama a basso costo, disposta “a bere piscia per un po di fama“, a metter su teatrini con le peggiori porcate, calpestando la propria dignità pur di elemosinare un grammo di gloria. Viviamo nel secolo dei “morti di fama e di fica”, ma la cosa che mi fa saltare i nervi è che, dopo aver fatto schifo, hanno pure il coraggio di venire a rompermi i coglioni se le cose vanno male. Una cosa è più chiara della luce del sole: mancano le palle. Se decidi di giocare sporco per un secondo di vanagloria, devi accettarne le conseguenze in silenzio. Devi imparare a stare zitto, muto e rassegnato. Invece no, pretendi pure la comprensione.

Il pianeta terra è pieno di gente che si sente “Sto Cazzo”. Persone che attribuiscono a se stesse un valore infinito, quando il loro valore effettivo è prossimo allo zero termico. E questa percezione distorta si ripercuote su tutto quello che fanno:

  • Più sono poveri e più ricercano il lusso cafone per nascondere il vuoto.
  • Più non contano un emerito cazzo e più si vestono di diritti che usano come scudi per non assumersi mai una responsabilità.
  • Più non sanno fare nulla, e più li trovi immersi in mille situazioni.

Cambiano le etichette, cambiano le maschere che indossano girando per la città ma la sostanza è sempre la stessa. È sempre la stessa merda, solo con un packaging diverso. Mi sono rotto il cazzo di vedere questa sfilata di maschere di cartapesta. Mi sono stancato della gente che predica male e se ne vanta, di chi pretende rispetto senza averne mai dato un briciolo. Non ho più pazienza per i vostri ego ipertrofici che galleggiano nella melma che vi siene servita tutti i giorni.

In un mondo di nani che si sentono giganti: io mi sono rotto il cazzo.

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